Tag Archives: Raffaello Pecchioli

Ritratti

Raffaello e Franco 1970_a

Franco Faggi, un Amico, un Poeta, uno dei pochi che hanno intimamente conosciuto mio padre. Si conobbero tanti anni fa, anni 70 o giù di li, quando il babbo aveva aperto la casa editrice “VIRIDIANA” con l’ intento di promuovere giovani scrittori e poeti talentuosi, pubblicando le loro opere. Franco inviò le sue poesie al Babbo al quale  piacquero subito, tanto che lo chiamò, si conobbero e il libro fu pubblicato.  Da li é nata una amicizia che, ad intervalli più o meno lunghi, si é mantenuta fino in fondo, ed esiste tutt’ ora,  grazie all’ affetto, di cui Franco mi rende partecipe, verso un amico che anche se non c’é più, vive per sempre.

E proprio in questi giorni mi é arrivata una e-mail da Franco con allegata una bellissima foto di due quadri appesi l’ uno accanto all’ altro, che rappresentano i loro ritratti dipinti dal babbo nel 1969. Stupendi. Meravigliosi. Grazie Franco per questo bellissimo regalo che porterò sempre nel mio cuore.

Sara

 

Raffaello e Franco 1970_a

Leopoldo Paciscopi – Pittura e scrittura come pensiero libero

IMG_8549Giorni fa mia sorella Daria é stata contattata da Leopoldo Paciscopi, giornalista e scrittore toscano, che negli ultimi anni aveva stretto una forte relazione di stima ed affetto con nostro padre. Si sentivano spesso, soprattutto la domenica, quando usciva l’ articolo del babbo nella rubrica “Benedetti Toscani” sul Giornale della Toscana, per parlarne insieme e fare commenti e considerazioni. Benché non si conoscessero da tanto, tra loro si instaurò subito un feeling molto profondo, bastava poco per capirsi.Fu Leopoldo Paciscopi a convincere il Babbo a pubblicare “Quaderno Rosso” scrivendo per lui un bellissimo articolo di presentazione sempre su “Il Giornale della Toscana”.

Con grandissimo piacere abbiamo ricevuto l’ invito da Leopoldo a partecipare all’ inaugurazione della sua mostra di opere “Leopoldo Paciscopi – Pittura e scrittura come pensiero libero” che sarà presente a Fiesole dal 3 al 31 ottobre 2015 alla Sala del Basolato del Comune.

All’ interno della mostra si trova  anche un quadro dedicato proprio a nostro padre del 2009, inoltre un testo di mio padre del 2005, compare come introduzione ad una parte della mostra “Le Ragioni del Verde”.

La mostra é molto bella, consiglio a tutti di andare a visitarla,  le opere rappresentano il lungo itinerario umano e artistico di Leopoldo Paciscopi dal 1946 al 2009.

L’ ingresso é libero.

Buona mostra!

Sara Pecchioli

Nel fondo

nel fondo_nAncora un evento che vede le poesie di Raffaello Pecchioli protagoniste di uno spettacolo teatrale. Sara Bonci, Chiara Cappelli, Ciro Gallorano, Filippo Mugnai hanno messo in scena lo spettacolo “Nel Fondo” ( leggi l’ articolo) con la regia di Ciro Gallorano lo scorso 18 Settembre 2015 al teatro Comunale di Bucine. Un libero riadattamento di “Bassifondi” di Gork’ij : quattro personaggi uniti da un destino truce, adesso costretti a vivere in un misero scantinato composto scenicamente da fogli di quotidiani sparsi – la continuità ciclica e distruttiva della storia – da bottiglie vuote che sembrano ricordare la perduta speranza dei protagonisti, che oramai trovano solo un apparente e temporale sollievo nell’alcool”.

Veramente bravi questi quattro giovanissimi attori che si trovano ad affrontare il tema dell’ emarginazione sociale, della solitudine dell’ anima che non ha più speranza per credere ancora nel futuro. Toccante, per me, l’ inizio dello spettacolo, con i personaggi immobili per diversi minuti, che ci guardavano,  alcuni disperati, alcuni dormienti, altri quasi inespressivi, ad evidenziare la riluttanza che spesso si ha quando siamo costretti a fare i conti con la propria disperazione, con la triste realtà che ci circonda.

Di contorno le poesie di Raffaello Pecchioli, che hanno accompagnato e dato voce ai pensieri nascosti dei personaggi, tra queste: La lupa, Indossò abiti nuovi, La piccola Morte, tutte tratte dalla raccolta “La Piccola Morte” edito da Viridiana del 1975, ed alcuni frammenti di “Quaderno Rosso”. Eccone una:

LA LUPA

Morbida pelle, si nascose la lupa
dentro un cespuglio di erba e di sterpi:
dai denti luccicava sotto la luna
la sua fame fredda, e il suo odio rovente.
Nessuno più l’ attendeva nella tana:
vuota dai guaiti e con ossa sparse.
Un odore suo rimaneva nel chiuso
con escrementi di morte.
E la luna tagliò il cielo con la lama rotonda;
il vento le drizzò sulla groppa un ciuffo di peli:
balzò in avanti con mascelle a tenaglia
ad occhi chiusi a mordere la morte.

Quindi un grazie sincero a Ciro Gallorano, per aver colto in queste poesie tutto il valore di cui sono intrise, e per aver contribuito a farle conoscere, a farle ascoltare. Grazie a tutti gli attori, bravissimi, che sono riusciti ad arrivare al pubblico che, numeroso, li ha applauditi calorosamente.

Sara Pecchioli

 

 

Nostalgia

Nostalgia. E’ proprio così. A volte la senti che esplode da dentro e non puoi far altro che assecondarla, farla emergere, sfogarla. Per farlo vai a riguardare le foto, rileggere le cose scritte, chiudi gli occhi e ricordi un evento, una giornata, una carezza, una litigata, un abbraccio.Tra tutte le foto che ho visto questa mi ha colpito in particolare modo. Sei nel pieno della gioventù con i tuoi fogli davanti, sorridi timido alla persona intenta a fotografarti. In quel sorriso mi ci rivedo. Eri proprio bello!

Leopardi

“Quando una persona in difficoltà riesce a trovare, anche solo mentalmente, una alternativa possibile che lo possa salvare dall’ irreparabile, allora vuol dire che ancora ci può essere la salvezza…”
E’ una frase che ho sentito dire in questi giorni a mia cognata, riferendosi ad un suo conoscente.

Subito mi sei venuto in mente tu, quando mi raccontasti come, nel 2009 in sala rianimazione all’ ospedale, riuscisti a salvarti recitando mentalmente le poesie di Leopardi. Mi dicesti che quando già ti avevano risvegliato dal coma il tuo stato di semi incoscenza non ti permetteva di esprimerti e di muoverti, ma sentivi le voci degli infermieri, percepivi suoni e ombre, sentivi le mani dei dottori sul tuo corpo, e quella orribile sensazione di impotenza fisica. Ma non quella mentale.

Grazie a Leopardi dunque, per aver aiutato il nostro babbo a rimanere insieme a noi per un’ altro po’…

Alla Luna
di Giacomo Leopardi

O graziosa luna, io mi rammento
che, or volge l’anno, sovra questo colle
io venia pien d’angoscia a rimirarti:
e tu pendevi allor su quella selva,
siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
che mi sorge a sul ciglio alle mie luci
il tuo volto apparia, che travaglio sa
era mia vita: ed è, né cangia stile,
o mia diletta luna. E pur mi giova
la ricordanza, e il noverar l’estate
del mio dolore. Oh come grato occorre
nel tempo giovan, quando ancor lungo
la speme e breve ha la memoria il corso,
il rimembrar delle passate cose,
ancor che triste, e che l’affanno duri !

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