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Leopardi

“Quando una persona in difficoltà riesce a trovare, anche solo mentalmente, una alternativa possibile che lo possa salvare dall’ irreparabile, allora vuol dire che ancora ci può essere la salvezza…”
E’ una frase che ho sentito dire in questi giorni a mia cognata, riferendosi ad un suo conoscente.

Subito mi sei venuto in mente tu, quando mi raccontasti come, nel 2009 in sala rianimazione all’ ospedale, riuscisti a salvarti recitando mentalmente le poesie di Leopardi. Mi dicesti che quando già ti avevano risvegliato dal coma il tuo stato di semi incoscenza non ti permetteva di esprimerti e di muoverti, ma sentivi le voci degli infermieri, percepivi suoni e ombre, sentivi le mani dei dottori sul tuo corpo, e quella orribile sensazione di impotenza fisica. Ma non quella mentale.

Grazie a Leopardi dunque, per aver aiutato il nostro babbo a rimanere insieme a noi per un’ altro po’…

Alla Luna
di Giacomo Leopardi

O graziosa luna, io mi rammento
che, or volge l’anno, sovra questo colle
io venia pien d’angoscia a rimirarti:
e tu pendevi allor su quella selva,
siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
che mi sorge a sul ciglio alle mie luci
il tuo volto apparia, che travaglio sa
era mia vita: ed è, né cangia stile,
o mia diletta luna. E pur mi giova
la ricordanza, e il noverar l’estate
del mio dolore. Oh come grato occorre
nel tempo giovan, quando ancor lungo
la speme e breve ha la memoria il corso,
il rimembrar delle passate cose,
ancor che triste, e che l’affanno duri !

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